Caldaie a biomasse

BIOMASSA: la più antica e comune tra le energie utilizzata in alternativa agli impianti tradizionali, soprattutto fuori città.

L’energia a biomassa è utilizzata in alternativa agli impianti tradizionali, soprattutto fuori città, bruciando legna; tralasciando “piccoli dettagli” sull’uso dei motori per tagliare e trasportare si può affermare che nella combustione, il ciclo della co2 è pari a zero, cioè l’anidride carbonica emessa dalla combustione è pari a quella consumata dalla pianta per crescere.
Fino a pochi anni fa erano una buona alternativa alla caldaia a gas per ridurre i costi del combustibile in quanto il pellet costava meno in denaro ma molto di più in lavorazioni, trattativa per quantità con investimento di denaro immediato, trasporto, accantonamento, presenza pressoché continuativa per alimentazione pellet della stufa, smaltimento residui della combustione e non da ultimo il costo della caldaia.
Attualmente però, una legge regionale vieta l’utilizzo di tali focolari sotto i 600 metri di quota per le polveri liberate in atmosfera, relegando di fatto all’installazione solo in quota e negando la possibilità di utilizzo in zone urbane e pianura.
Quindi solo chi abita in zone montane può sfruttare il bosco o il più comodo pellet, sempre che le stufe o le caldaie siano dotate di sonda lamba per il controllo degli scarichi di combustione.

Caminetti, stufe e caldaie:

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QUAL È IL FUNZIONAMENTO?

La legna può essere utilizzata sia sotto forma di tronchetti tagliati a misura, segatura di rifiuto industriale o pellet, servendosi di apparecchiature omologate come caminetti, stufe e caldaie.
A sinistra l’immagine di esempio di un caminetto che immette direttamente in ambiente aria calda, che attraversa esternamente il focolare a tenuta stagna, mantenendo separata la combustione dal passaggio di aria.

Stufe a pellets:

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QUAL È IL FUNZIONAMENTO?

Stesso principio per le stufe a pellet, che anziché la scomoda ed ingombrante legna, utilizzano la segatura di scarto dalle lavorazioni del legno, pressata in cilindretti imbustati così da facilitare il trasporto e l’accatastamento.

I pellet sono cilindretti di legno con un diametro tra i 5 mm e gli 8 mm, prodotti sottoponendo ad elevata pressione la segatura, ossia gli scarti di legno puro (senza vernici) prodotti da segherie, falegnamerie ed altre attività connesse alla lavorazione del legno, senza utilizzare alcun tipo di collante, ma solo per effetto della pressione elevata.
Oltre ad essere un combustibile ecologico il pellet presenta anche dei vantaggi tecnici, poiché mentre la legna normale presenta un potere calorifico di 4,4Kw/Kg ( con il 15 % di umidità con 18 mesi di stagionatura), quello del pellet è di 5,3 Kw/kg.
La densità del pellet è di 650 kg /M3 ed il contenuto d’acqua è pari all’ 8% del suo peso, per questo motivo non è necessario stagionare il pellets per ottenere una resa calorica sufficientemente adeguata.

È importante che la stufa o la caldaia a biomassa sia corredata di sonda lambda, che permette di tenere sotto controllo la combustione, poiché la tipologia e l’umidità della legna varia, regolando i parametri. Ciò consente una combustione completa e di produrre fumi quasi esenti da composti climalteranti, privi di fuliggine e catrame e di incrementare molto il rendimento del processo di combustione.

Caminetti e stufe ad acqua:

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QUAL È IL FUNZIONAMENTO?

Funzionanti a legna o pellet, che se utilizzati in modo autonomo non vi sono problemi, purché rientranti nella potenza termica massima di 35 kW, mentre, se accoppiati ad impianti funzionanti con altra caldaia, devono rispettare delle regole, ed adottare delle misure di sicurezza.
Infatti, tutte le apparecchiature che scaldano acqua indipendentemente dal tipo di combustile collegate allo stesso impianto, fanno somma di potenza e pertanto superando il tetto dei 35 kW richiedono una strumentazione omologata INAIL, ed in alcuni casi una centrale termica con locale dedicato.
Per sopperire a tale obbligo, è possibile realizzare l’impianto in due modi:

  • Installare caldaie di piccola potenza che sommate tra di loro comunque non superino i 35 kW di legge.
  • Installare uno scambiatore che separi idraulicamente le apparecchiature tra loro come nel riquadro dello schema accanto.

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